L’Italia, Sodoma e Camorra PDF Print E-mail
The shaping of policy at UNODC (2002-2010)

Posted: 2 December 2013
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"Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss."

Parole forti, scritte da un giovane carcerato in una lettera alla famiglia. Dove pensate che sia detenuto l'autore della lettera? In un paese del sud America, controllato dalle bande dei narcotrafficanti? In Africa in una di quelle fatiscenti celle in cui vengono rinchiusi i bambini-soldato ogni qualvolta scoppia una guerra civile? O meglio ancora in uno stato ex comunista in cui la transizione verso l'economia di mercato ha fatto registrare un'impennata vertiginosa dei crimini?

Aggiungi ora montagne di rifiuti nelle strade, traffico paralizzato, aria irrespirabile.

altUna delle sordide periferie di una megalopoli nel sud del mondo? No, piuttosto il ritratto del centro di Napoli quale si presentava qualche mese orsono agli occhi del mondo, ai turisti inorriditi e increduli.

Esempi di vita quotidiana nella civilissima Italia, membro del G8 a pieno titolo e tra i paesi fondatori dell'Unione Europea, eppure attanagliata da un virus infido, quello del crimine organizzato, che non e' fatto solo traffico di droga, armi e crimine, ma qualcosa che molto più subdolamente influenza la vita quotidiana di milioni di persone.

Non posso non pensare che l'Italia, il paese che ha inventato ed esportato la mafia, dovrebbe riuscire a trovare un antidoto efficace. Come? Senz'altro mediante un'azione decisa da parte delle istituzioni, un più efficace apparato giuridico, una presenza capillare sul territorio e anche grazie alla efficiente Procura Nazionale Antimafia . Ma c'e'dell'altro, ed e'quello che sta succedendo in seguito a Gomorra, il film tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano, che, privo dei filtri artistici che caratterizzano i film d'oltreoceano, fornisce un vibrante spaccato della realtà di Napoli e dintorni. Il messaggio trasmesso e' incredibilmente forte,  colpisce come uno schiaffo improvviso, come un pugno in pieno petto. Forse proprio perché le immagini che si vedono scorrere mentre si è comodamente seduti in poltrona sono state girate in Italia. In una parte di Italia che la maggior parte dei suoi cittadini nemmeno conosce o semplicemente ignora, almeno così sembra.

Uno stato nello Stato, con le sue regole, le sue istituzioni, il suo governo. Un corpo anomalo a cui sembrava esserci abituati e persino sottomessi, quale parte integrante della cultura e della forma mentis. Ma Gomorra  e' riuscito a compiere una sorta di miracolo o meglio di rivoluzione. La rabbia, la frustrazione, l'impotenza dell'autore si sono trasformate in un doloroso grido collettivo, contro chi avvelena l'aria che respiriamo, la società in cui viviamo e corrompe chi ne fa parte, negandogli il futuro che gli spetta di diritto. Il coraggio di questo ragazzo che ha avuto la forza  di uscire dall'ombra e gridare forte la sua verità è esemplare, ed è stato l'inizio di un movimento positivo di cambiamento in Italia.

Roberto Saviano, ad oggi costretto a vivere sotto scorta, lontano dagli affetti della famiglia e degli amici, costantemente minacciato di morte ha obbligato il governo italiano a reagire, a dare un segno tangibile della sua presenza sul territorio, a porre un argine allo scempio che si sta compiendo in Sud-Italia. Numerosi premi nobel per la pace hanno firmato una petizione di sostegno per lo scrittore, ma non e' tanto questo che e'importante, quanto vedere come la solidarietà sia partita dal basso, dalle persone comuni, come la voglia di cambiare e migliorare esista. E quanto sia stato determinante il lavoro svolto dai media, che stanno contribuendo a sensibilizzare l'opinione pubblica e a tenere viva l'attenzione su questo delicato argomento.

Dobbiamo essere fieri di quanto sta avvenendo, cercare di impegnarsi al massimo nel lavoro qui a Vienna per dare il nostro contributo. Due strumenti efficaci per combattere la criminalità organizzata li abbiamo già : la Convenzione contro il Crimine Transnazionale firmata proprio in Italia, a Palermo nel 2000 ed entrata in vigore nel 2003 (UNTOC) e la Convenzione contro la Corruzione (UNCAC), entrata in vigore nel 2005.  Per poter colpire queste organizzazioni che agiscono mediante strutture consolidate, al di fuori dell'Italia, in Africa e in America Latina,  e che sfruttano la compiacenza di personaggi privi di scrupoli o di governi deboli, e' necessario porre in essere un'azione congiunta, con cooperazione e scambio di informazioni a livello internazionale. La Convenzione di Palermo, in questo senso, è molto più di una convenzione contro il crimine organizzato, è un simbolo della volontà di lottare, sempre e comunque per la giustizia.

 

Photo: courtesy of Confocommercio Campana

 

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Last Updated on Sunday, 04 May 2014 17:16